Nobile per la sua antichissima storia, cultura ma allo stesso tempo, fiera e ruggente. Altamura, la Leonessa di Puglia. 

Quasi al confine con la Basilicata, è un comune di circa 70.000 abitanti della città metropolitana di Bari. 

L’etimologia è alquanto variegata, infatti, partiamo dall’antichissima e fiorente Peucezia, furono i primi ad occuparne il territorio, rimarcato dal ritrovamento di reperti archeologici; continuiamo nel periodo medievale con la figura della Regina Altea e il legame con Altilia, passando per un altro illustre, l’imperatore Federico II di Svevia che nel 1232, diede inizio alla rinascita, con la costruzione di una della quattro basiliche imperiali pugliesi, la Cattedrale della Madonna dell’Assunta, dichiarando essere il suo territorio ma allo stesso tempo, una città libera. Successivamente, accorsero molte genti, tra cui greci, arabi, latini ed ebrei, occupando e ripopolando i quartieri del borgo, stradicciole e claustri, (letteralmente “luogo chiuso”), di due tipologie: in stile greco, tondeggiante con un pozzo al suo centro, oppure in stile arabo, più lunghi e collocati in vicoli ciechi. Erano posti dove spontaneamente si ritrovavano famiglie e gruppi etnici ben specifici, come quello della Giudecca o del Cionno, risultando essere luoghi di vivere comune, preghiera e anche di difesa. 

Andando avanti, tra il ‘500 e ‘700, aumentarono le costruzioni di chiese e palazzi, introducendoci così al ricco patrimonio architettonico, storico e religioso altamurano:

  1. Piazza Zanardelli, con la presenza della Chiesa e convento di San Domenico, diventata oggi sede dell’Archivio, Biblioteca e Museo Civico, dove è possibile ritrovare altari e dipinti di arte barocca e inoltre, un pregevole pavimento in maiolica datato 1750.
  2. Il Palazzo Cinquecentesco e più antico della città, ovvero, il De Angelis-Viti. Si eleva su tre piani, con un austero portale e loggiato elegante, dà apertura su Porta Bari e fu la dimora degli Orsini Del Balzo.
  3. Museo Archeologico Nazionale, luogo dove si afferma l’antichissima presenza e testimonianza dell’uomo, con dei resti rinvenuti nel 1993 di un Neanderthal, vissuto circa 150.000 anni fa, nella grotta di Lamalunga, rinominato “L’Uomo di Altamura”.

C’è storia anche a tavola, negli impasti, nella lenta e meticolosa lavorazione del pane. Insignito del marchio DOP nel 2005, già durante il Dopoguerra, le sapienti mani delle massaie lo preparavano in casa e consegnavano ai fornai. Rigorosamente con grano duro raccolto localmente, una semola rimacinata con acqua, sale e lievito madre, viene lasciato riposare e cotto esclusivamente nei forni a legna.

Prodotto versatile e ottimo accompagnamento per un’altra specialità autoctona, le lenticchie. Impreziosite da un’Indicazione Geografica Protetta, presenta delle nette peculiarità rispetto ad altre, come l’eccellente consistenza, alto contenuto di ferro e proteine, facile nella cottura, sapore e profumo inconfondibili. Di forma appiattita e un colorito fatto da gradazioni ben bilanciate di verde e marrone.

E per concludere, sia il pasto che questa lettura, vi consigliamo un sorso di “Padre Peppe”: prodotto per la prima volta da un frate cappuccino, padre Giuseppe Ronchi, agli inizi del XIX Secolo, è un liquore dal profumo e sapore molto intensi, dovuti all’immersione dei frutti dei noceti in alcol, spezie, erbe ed aromi come caffè, cannella, chiodi di garofano e noce moscata.

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